Quando ci viene commissionato un video, come possiamo ridurre al minimo il rischio che il cliente non sia soddisfatto del risultato?

Ne abbiamo parlato nel terzo episodio del nostro podcast Chiacchiere da studio.

Ascolta “03 | E se poi il video non piace?” su Spreaker.

Confronto e idee concrete

Partiamo da un punto fondamentale: alla base del rapporto con il cliente, per noi ci deve essere collaborazione e comunicazione. Insieme si partecipa alla progettazione e alla realizzazione del video: da un lato ci siamo noi competenti in ambito video e dall’altro c’è lui che ha le idee chiare sull’identità e la direzione che vuole per il suo business.

Per questo, già dall’inizio è importate definire un momento di confronto su idee e obiettivi, ma anche per mostrare ispirazioni, dare concretezza a ciò che si ha in mente di realizzare ed essere sicuri di essere sulla stessa lunghezza d’onda.

Collaborazione sì, ma anche stile comune

Il punto di contatto è sì, la professionalità che entrambi mettiamo nella relazione, ma anche uno stile comune. Questo significa che chi ci commissiona un video, non lo fa solo perché siamo videomaker, ma perché apprezza e si ritrova nello stile dei nostri prodotti.

Certo, noi ci reinterpretiamo in base al cliente che abbiamo di fronte, alla sua identità e al suo modo di esprimerci, perché il video deve rappresentare lui e la sua attività. Quello che non possiamo fare è “snaturarci”, perché non potremmo più garantire la buona riuscita del prodotto finale.

La tecnica del semaforo

Quello che abbiamo imparato ad un workshop (e si è rivelato utilissimo) è stato creare un flusso di lavoro a tappe, così da tenere sotto controllo il lavoro fase per fase. Presentare al cliente le proposte e farsele approvare permette di fissare i pilastri del video ed evitare spiacevoli sorprese al momento della consegna.

Può trattarsi dello storyboard prima di realizzare le riprese, oppure del testo del voiceover prima di registrarlo in studio, o ancora della scelta della canzone prima di sedersi davanti al pc a montare. Senza l’ok del cliente, noi non andiamo avanti.

Cambiamo punto di vista

E quando ci troviamo noi dalla parte del cliente? Se si tratta di un lavoro creativo, cerchiamo di scegliere una persona competente di cui ci fidiamo e, allo stesso tempo, di cui apprezziamo lo stile.

Quello che ci aspettiamo non è solo una semplice “esecuzione” di quello che noi abbiamo in mente, anzi. Se ci rivolgiamo ad un professionista, vogliamo che sia parte fondamentale delle scelte decisionali, che ci metta testa e cuore nel progetto, che ci faccia sognare con le sue idee, tenendo sempre i piedi per terra.