Anna Neudecker, meglio conosciuta come La Bigotta, è una tatuatrice, un’artista, ma prima di tutto un’artigiana. Con le sue mani trasforma le storie delle persone in bellissime e indelebili “cicatrici volontarie” sulla pelle.

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Succede, a volte, che certi eventi – nati come casualità – finiscano per segnare la vita di qualcuno come i tratti indelebili di un tatuaggio. Sono i segni che Anna porta sulla pelle e racconta con il cuore. Perché questa è prima di tutto la sua storia, cominciata per gioco da un regalo: due macchinette ricevute nel giorno del suo trentesimo compleanno.  

Un dono inaspettato per lei che sul corpo di tatuaggi ne aveva soltanto due. Eppure, sono bastati il disegno di suo figlio e la fiducia di una persona amata per scoprire che ogni esperienza di vita aveva avuto lo scopo di condurla a quel momento preciso, di fronte a inchiostro e ago.

Dalla sua passione di bambina nel fare cose con le mani al suo lavoro di restauratrice di affreschi, che le ha insegnato la responsabilità, l’importanza di avere cura nel fare le cose per bene, senza errori, sulla tela come sulla pelle. Al suo laboratorio sartoriale di Frascati, dove ha messo a frutto la creatività. Fino a quel tavolo da cucina dove ha realizzato il suo primo tatuaggio.

E se Anna si è sempre sentita un’artigiana prima ancora che un’artista, anche nella scoperta della tecnica del tatuaggio, ha scelto di seguire un approccio artigianale, studiandone a fondo ogni dettaglio: le macchinette, i colori e gli aghi. Ma per diventare La Bigotta, Anna ha dovuto imparare a conoscere prima di tutto se stessa, ripartendo da ciò che l’ha sempre affascinata – il Surrealismo e le serigrafie di epoca vittoriana – in un viaggio che l’ha portata ad abbandonare i colori per sposare l’essenzialità del tratto nero sulla pelle.

E a trasformare le sue debolezze in uno stile unico e personale che si ferma, indelebile, sulla superficie, ma colpisce in profondità, perché frutto di un legame, tra chi tatua e chi si lascia tatuare.

Sarà per questo che Anna, dopo aver lasciato una Roma troppo caotica per arrivare in una Milano giovane e piena di opportunità, ha scelto il quartiere di Isola per Casa Bigotta, uno studio che è prima di tutto, appunto, casa.

Dove Anna tatua non solo i corpi, ma le anime delle persone che attendono a lungo per poter arrivare da lei. Dove prendono vita le sue illustrazioni: teste, nuvolose e sognatrici; cuori – anatomici solo nel contorno –  che dentro lasciano spazio a paesaggi, storie e ricordi di ogni forma; e acqua, quella di un mare grande, che per Anna è metafora della vita.

Dove si chiacchiera e ci si annusa, come se i rapporti che qui si costruiscono fossero il passaggio imprescindibile di un’esperienza quasi mistica. Dove spesso si piange e sempre, prima che tatuaggi, si costruiscono intrecci umani e intimi.   

Questa è La Bigotta. Questa è Anna che fa tatuaggi.

Storia di Francesca Gandolfi


Ci sono giovani che fanno della manualità il proprio lavoro, che hanno trovato in Milano il luogo perfetto per realizzare le proprie ambizioni e che con passione si dedicano alla loro quotidianità. Questo è Le mani di Milano.